Era dal 2002 che il nome Inkarakùa mancava dagli scaffali dei negozi di dischi e questa secondo album della band ci conferma che la five piece band sarda è una realtà da tenere decisamente sott’occhio: chitarre taglienti, ritmiche serrate ed un cantato aggressivo e veramente eccellente rendono questo nuovo album un vero e proprio must per quanti amano le sonorità a cavallo tra hard-core, thrash e crossover che hanno reso celebri i Soulfly di Max Cavalera.
Il riferimento più immediato dei sardi è infatti la band dell’ex-Sepultura, alla quale gli Inkarakùa sono accostabili non solo per la musica, che comunque mantiene una sua personalità al di là degli echi presenti (oltre che i Soulfly citerei gli Slipnknot e i Biohazard), ma soprattutto per la voce del singer Cris che ricorda molto quella del buon Max.
Punto di forza assoluto della band, oltre alla musica di altissima qualità, sono senza alcun dubbio i bellissimi e graffianti testi in italiano che scandiscono e vomitano, accompagnati da massiccissime basi sonore, la rabbia, la frustrazione e la disperazione di un mondo che i “grandi” della terra e le patinate trasmissioni che dominano i palinsesti televisivi preferiscono tenere nascosto.
Lasciatevi quindi avvolgere dalla devastante furia lirica e sonora di questi ragazzi (Vincenzo Puzzoni e Mauro Manca alle chitarre, Guido Solinas al basso, Paolo Belfiori alla batteria e Cristian Nocco alla voce) grazie alle otto tracce che per circa trenta minuti vi sprofonderanno negli aspetti più duri della civiltà contemporanea: canzoni come “Nessuna via di scampo” e la micidiale “Guardo fuori” lasceranno sicuramente il segno nel vostro cuore e nella vostra anima, accrescendo la vostra voglia di reazione contro tutto quello che di ingiusto avvelena il mondo.
Alcuni potrebbero superficialmente ritenere troppo pochi i circa trenta minuti che compongono il cd ma vi assicuro che, invece, la ridotta durata è, al contrario, un ulteriore punto di forza del disco: nell’album non c’è infatti un momento di fiacca e, nonostante la contenuta lunghezza dell’album, gli Inkarakùa riescono a trasmettere completamente e in modo chiaro il messaggio musicale e lirico di cui sono latori, senza correre mai il rischio di annoiare l’ascoltatore.
La scelta di cantare in italiano, poi, non fa altro che aumentare la rabbia che questo interessante album vuole trasmettere: bravissimi ragazzi, non mollate la presa!!!!
Giuseppe Siracusa
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