Bella sorpresa questi sardi Inkarakua, proposta a cavallo tra metal e post-hc, a testimonianza di quanto fervido e generoso sia il panorama underground italiano. I cinque, che hanno all’attivo un album più una serie di demo e di partecipazioni a varie compilation, si affidano alle sapienti mani di Carlo Bellotti dei GF93 in fase di produzione e di Riccardo Pasini in fase di mixaggio, i quali rifiniscono e impacchettano tutta la rabbia e la frustrazione della band. L’obiettivo principale della invettive di Cristian Nocco, vocalist e principale autore dei testi, è la società moderna che ben poco li rappresenta, così come recita l’introduttiva ‘Nessuna Via Di Scampo (‘Sono piegato dal peso dei giorni, condannato a subire, la mia vita non ha nessun valore’), e a mantenere alta e corrosiva la tensione ci pensa la azzeccata scelta di avvalersi sempre dell’italiano, ad eccezione della conclusiva e, a dir la verità, un po’ scolastica ‘(H8)’. Nel complesso, ‘Inkarakua’ è un album che rilegge le sonorità più violente del nu metal in chiave hardcore, rimandando alla mente reminescenze di certi Slipknot in salsa Snapcase. Il risultato è contraddistinto da un mood cupo e negativo che non lascia spazio ad aperture melodiche, sorretto da una sezione ritmica di primo livello, nella quale si esalta la prova impeccabile di Paolo Belfiori alle pelli ben coadiuvato da Guido Solinas al basso, mentre le chitarre di Enzo Puzzoni e Mauro Manca creano un groove di fortissimo impatto. I momenti da segnalare sono le destabilizzanti decelerazioni e accelerazioni di ‘Ruggine’, ‘Guardo Fuori’ col suo incedere sismico e ‘Cieco Davanti All’Oblio’, un vero pugno in faccia. Otto tracce che non fanno prigionieri e si ascoltano dalla prima all’ultima con molta soddisfazione. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: sostenete le band nostrane, non ve ne pentirete!
A cura di pozz @ 26/03/2008
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