Recensione di "Babylonmagazine Compilation" - ALTERNATIZINE del settembre 2003
AAVV - "MUSIC AGAINST ITSELF/Babylonmagazine compilation"

La compilation in questione, a cura di Babylon magazine ed uscita per Psychosoda Blaster Records, presenta ben 18 tracce firmate da 18 diversi gruppi emergenti per la maggior parte appartenenti alla sfera crossover e quella post-rock.

La prima traccia è “Manster-monster” dei Browbeat, direttamente dalla provincia di Modena, che ci propongono un crossover “classico”, alla Slaves on dope per intenderci; il gruppo, che ha all’attivo già due album (No Salvation e Audioviolence) e una produzione che è una garanzia con Dave Chang in regia (Earthone 9), dimostra personalità, buone idee, e un suono molto “americano” che sfrutta e integra la base hardcore/metal del gruppo: sicuramente perfetti per il mercato internazionale.

La compilation prosegue con gli Ossian, caratterizzati da un suono molto violento che spazia fra crossover, metal, elettronica e post-rock, una specie di fusione fra One minute silente e Refused, li aspettiamo al varco per il primo album full-lenght per Rising Works Records, che uscirà fra 2003 e 2004: da seguire.

Gli Unwelcome ci propongono un rock energico che subisce varie influenze ma che non risulta particolarmente convincente, anche se dai tratti originali e di buona fattura; il pezzo presentaro “Not a target” soffre forse dell’interpretazione vocale e dell’eccessiva lunghezza.

Si procede con i Fuzz Fuzz machine, che propongono un heavy-rock simile agli Ours, caratterizzato da melodie veramente orecchiabili, suoni curati e alchimie equilibrate, tratti che vanno a delineare uno stile davvero solido e pieno di personalità.

“Blue Hurricane” dei Paradise, tratto dal loro primo album “Rock anthropoligists on the Kon-Tiki voyage”, è rock ‘n’ roll dai suoni cupi alla Rob Zombie; il gruppo si avvale della presenza di Michel Lavegine dei Voivod alla batteria e coinvolge come pochi altri per autorevolezza e personalità nell’approccio verso le influenze metal, testimoniate anche dagli assoli finali.

I Magazine du kakao celano con il velo della poesia ed il “peso” della melodia, le esplosioni di grinta sonora espresse secondo i classici schemi crossover; “Avatar” è una collezione di contraddittorie assonanze che si risolvono in una musica discontinua, crocevia di emozioni opposte, che continuamente si sposta dall’onirico al rabbioso.

Con “Red”, la settima traccia, abbandoniamo il mondo di Morfeo per tornare alla dura realtà dai suoni ruvidi, hardcore e spontaneamente rabbiosi dei Sickhead: ribellione incontrollata e violenza danno vita ad un sound di strada, che viene dal cuore ma che non riesce a colpire in modo particolare.

I None of us, ci propinano sonorità emo dai tratti non particolarmente marcati; “Cold” è però un ottimo pezzo, soprattutto nelle parti melodiche, che riescono ad emozionare e trascinano l’ascoltatore in mondo di sospensione e rabbia: considerato il fatto che sono in piena crescita ed in un momento di promozione, le loro capacità, se curate in modo migliore, fanno ben sperare per il futuro.

“Last letter” dei Rex Devon, è un continuo crescendo che non arriva mai al culmine; le sonorità sono interessanti, ma danno troppo un’idea di confusione e inconcludente discontinuità pur mettendo in risalto l’ecletticità del gruppo.

I cagliaritani Inkarakua con “Altalene deserte” ci propongono un hardcore/metal in italiano, che mostra anche influenze stoner/postrock e un curioso riff che ricorda palesemente “Kashmir” dei Led Zeppelin; il risultato è buono al punto giusto da far sperare in una crescita del gruppo.

Gli Homer ci presentano un suono minimale, che oscilla fra momenti di rabbia e istanti di stasi post-rock, che si succedono dando vita ad una staffetta che rende il sound del gruppo esplosivo ed introverso pur nel suo essere spoglio e “rozzo”.

Si procede con l’heavy-rock dei Clench, che ricordano da vicino i nuovi Killing Joke con sonorità di forte impatto dall’attitudine stoner; “Ace” esprime una rabbia musicalmente ragionata che sottolinea la cura dei riffs e della struttura, che pur essendo originale riesce a non allontanarsi dalla forma-canzone.

Atmosfere cupe e violenza sonora sono le caratteristiche peculiari dei Falling Silence, che attraverso “The darkness look for us, call us and temp us”, tratta dal loro secondo album “Dog’s life”, ci presentano un nu-metal di buona fattura, che pur non portando con se elementi di rottura e innovazione riesce ad emozionare per frenesia e ciclicità.

Hardcore senza sosta per i Ciaff, che somigliano agli Extrema nella loro fusione fra sonorità metal e background punk: “Ciaff ‘n’ roll” piacerà agli amanti del genere.

I Los Bastardos ci regalano un brano inedito “Virus” che non tradisce la loro vena crossover aperta a mille influenze e incredibilmente contaminata da tutte le direzioni: le aspettative appagate dal loro secondo album “Basta” sono qui confermate alla grande.

“Elzeker” dei Zero-H dimostra sicuramente la forte influenza dei Rage against the machine, ma testimonia anche una forte capacità di attingere anche dalla nuova tradizione nu-metal: il principale elemento di originalità è sicuramente la voce femminile che si sposa perfettamente con le sonorità del gruppo caratterizzando il pezzo proposto.

Gli Zorro ci propongono un heavy-hard-rock che, come nella miglior tradizione dei nuovi Queens of the stone age, si basa sulla velocità e su riff ripetitivi; il gruppo nel brano inedito proposto, intitolato “Zagreb”, riesce però a tratti a distaccarsi da quest’etichetta per dirigersi verso la melodia in modo disinvolto e veramente personale.

A conclusione della carrellata troviamo i Cubre, che in “Our tangled soul” spaziano dal heavy-metal fino quasi ad arrivare al grind; le influenze dei gruppi di riferimento, Slayer, Napalm death e Cannibal Corpse, porta comunque ad una identità univoca basata su stop‘n’go e ritmi che s’attorcigliano su se stessi.

Diciotto promesse che sembrano già realtà….

Stefano Bernardi