INKARAKùA - La Giostra Dell'Odio (W.*uck Records)
Quanta importanza può avere la nascita di una valida indie-label in una realtà povera di iniziative come quella sarda? Tanta, anzi tantissima rilevanza. Con la neonata Wuck*records, infatti, non solo si concretizzano probabilmente gli sforzi di chi, da anni, continua a scommettere sulle effettive potenzialità di alcune band isolane ma si avverano anche i sogni di coloro che, da tempo, speravano di poter fruire di un punto di riferimento affidabile. Una piccola etichetta indipendente appunto.
Così, tra le formazioni emergenti della suddetta scuderia, troviamo gli Inkarakua. Combo di provenienza cagliaritana alle prese con un post-core di matrice sepulturiana.
Le loro canzoni vivono di pesanti bordate metalliche che a sprazzi trovano spunto nei grooves korniani e in tessiture che in certi momenti sembrano rimandare ad un certo hard core new school. Il tutto cantato in italiano.
Ed proprio nell’utilizzo della nostra lingua, essenziale nella forma e allo stesso tempo devastante nei contenuti, che gli Inkarakua colpiscono positivamente. Evitano decisamente la rappata banale, non si cimentano in concatenazioni scontate fra rumore e duplici linee vocali, puntando dritti a un sound granitico che incamera la potenza di un cantato gutturale e rabbioso. Senza nessun tipo di compromesso con la melodia.
Alcune intuizioni su psichedeliche virate dub e innesti elettronici sono ancora in fase embrionale probabilmente ma, nel complesso, la lineare efficacia della struttura di ogni pezzo e un buon riffage non lasciano spazio a particolari cadute di stile.
Per cui chi pensa che con un budget e mezzi limitati non si possano realizzare buoni prodotti si dovrà ricredere ancora una volta. "La giostra dell’Odio", infatti, rivela sorprendentemente d’essere un esordio interessante.
Luca Sulis
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